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- Chesy Sehnsucht
- Un giorno ti porterò a fotocopiare tutte le lacrime del nostro amore.
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sabato 6 marzo 2010
Luna Ferita
Una bambina si muove agile, fra le stanza di una casa. Veste con un bianco abito, candido, che le scende fino alle gambe ed è senza maniche, adorno con fiori di pesco. Biondi capelli lisci risplendono, le ricadono sulle nude spalle, trema infreddolita Luna Ferita.
Lo specchio è impolverato, rimanda ininterrottamente la sua immagine, quella di una ragazzina che vaga in solitudine. Cerca da sola la vita è Luna Ferita.
Soffia bambina e la polvere vola e s’avviluppa nell’aria, splende nei fasci di luce del sole, che si disperdano sui muri del locale. Rischiara fra una rosa appassita Luna Ferita.
I suoi piedini si muovono agili strisciano sopra il parquet, emettono striduli rumori e brillano nel buio mentre la bambina balla, e il vestitino candido svolazza al vento si gonfia e si rigonfia roteando veloce, poi cade e si rialza ardita Luna Ferita.
Fra la coltre di nebbie che oscura il fondo della sala, imponenti sculture si stringono nei bianchi manti, ricoperti da una patina incerta, e la bambina li tira, li strappa ferocemente, arrabbiata col mondo e con sé stessa, s’avvolge invece lei, che da lievi tremori è scossa. Trema con le sue fragili dita Luna Ferita.
Si scopre e comincia a incidersi le braccia, e sangue cola, con viscosità stilla. Scarlatto s’avvinghia sulla bambina. Soffoca fanciulla, cerca ossigeno invano, avidamente respira cerca di scivolare fra il liquido colloso ma non vi riesce, e lentamente il pavimento la risucchia. Grida impaurita Luna Ferita.
Il gelido pavimento raggela il suo fragile corpo, di cristallo è e si specchia. Volto d’infante innocente, tenero sente la morte, mentre i suoi occhi ghiacciati contemplano la neve che s’appiccica sulla rosata carne e canuta diventa. Candido e immacolato corpo, per un momento, poi vermiglio la raggiunge e si stria fra l’bianco, variegati diventano. Lentamente scade la vita per Luna ferita.
Muori giglio, scaccia il pianto che copioso ti raggiunge e poi le tue carni muoiono si disfano lentamente, dissolversi non fanno altro mentre s’altera la tua esistenza. Pallida muore, fra candide lapidi e frammenti di vita Luna Ferita.
Lo specchio è impolverato, rimanda ininterrottamente la sua immagine, quella di una ragazzina che vaga in solitudine. Cerca da sola la vita è Luna Ferita.
Soffia bambina e la polvere vola e s’avviluppa nell’aria, splende nei fasci di luce del sole, che si disperdano sui muri del locale. Rischiara fra una rosa appassita Luna Ferita.
I suoi piedini si muovono agili strisciano sopra il parquet, emettono striduli rumori e brillano nel buio mentre la bambina balla, e il vestitino candido svolazza al vento si gonfia e si rigonfia roteando veloce, poi cade e si rialza ardita Luna Ferita.
Fra la coltre di nebbie che oscura il fondo della sala, imponenti sculture si stringono nei bianchi manti, ricoperti da una patina incerta, e la bambina li tira, li strappa ferocemente, arrabbiata col mondo e con sé stessa, s’avvolge invece lei, che da lievi tremori è scossa. Trema con le sue fragili dita Luna Ferita.
Si scopre e comincia a incidersi le braccia, e sangue cola, con viscosità stilla. Scarlatto s’avvinghia sulla bambina. Soffoca fanciulla, cerca ossigeno invano, avidamente respira cerca di scivolare fra il liquido colloso ma non vi riesce, e lentamente il pavimento la risucchia. Grida impaurita Luna Ferita.
Il gelido pavimento raggela il suo fragile corpo, di cristallo è e si specchia. Volto d’infante innocente, tenero sente la morte, mentre i suoi occhi ghiacciati contemplano la neve che s’appiccica sulla rosata carne e canuta diventa. Candido e immacolato corpo, per un momento, poi vermiglio la raggiunge e si stria fra l’bianco, variegati diventano. Lentamente scade la vita per Luna ferita.
Muori giglio, scaccia il pianto che copioso ti raggiunge e poi le tue carni muoiono si disfano lentamente, dissolversi non fanno altro mentre s’altera la tua esistenza. Pallida muore, fra candide lapidi e frammenti di vita Luna Ferita.
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